Bozza:Vittorio Bellini (pittore)
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Vittorio Bellini (Vertova, 1936 – Bergamo, 2009) è stato un pittore e scultore italiano.[1]
Fin da giovane coltiva la passione per la pittura, frequentando i corsi di nudo all’Accademia Carrara di Bergamo sotto la guida del professor Fulcini. Nel 1960 espone al Premio Torri alla Permanente di Milano, dove l’opera Il vinto anticipa il suo interesse per l’individuo, tema centrale del suo percorso artistico.
Dagli anni ’60 partecipa con regolarità a concorsi in Lombardia, vincendo nel 1966 il Primo Premio Lecco con Natività e, due anni dopo, il Primo Premio Sarnico. Lungo la sua carriera Bellini esplora diversi linguaggi: dalla Nuova Figurazione alla Pop-Art, dalla Poesia Visiva, con cui denuncia il declino di Venezia, all’Espressionismo, che caratterizza i suoi cicli dedicati alle tragedie umane, come il conflitto bosniaco e la guerra in Kosovo.
Negli anni '80 instaura un sodalizio con il critico d’arte e scrittore Giovanni Testori, che lo spinge verso una pittura più libera e lo invita alla Biennale d'Arte Sacra di Siena (1988). Tra le sue opere sacre spicca la Via Crucis di Vertova, presentata al Meeting di Rimini nel 1989.
Bellini, con uno stile sempre in evoluzione, esplora tematiche sociali e letterarie. Realizza cicli ispirati a Baudelaire, a viaggi in Bretagna, Andalusia e Grecia, e, negli anni 2000, approfondisce il rapporto con l'infanzia con opere cariche di pathos e ironia. Mostre come La magia del silenzio (1998) e Scena dell’eterna infanzia (2008) riflettono queste fasi creative.
Biografia
Vittorio Bellini nasce a Vertova, Bergamo, il 24 settembre 1936. La passione per la pittura lo spinge, appena ventenne, ad alternare il lavoro ai corsi di nudo tenuti dal professor Fulcini all’Accademia Carrara di Bergamo, retta a quel tempo da Trento Longaretti.
Nel 1960, insieme a Lilloni, Spilimbergo, De Amicis, Longaretti ed altri già noti artisti, partecipa al Premio Torri, allestito al Palazzo della Permanente di Milano. L’opera esposta, Il vinto, anticipa già quel profondo interesse per l’uomo, per l’“individuo”, che sarà una costante del suo percorso artistico.
Da questa data è assidua la presenza ai concorsi e premi d’arte frequentemente organizzati in Lombardia. Il primo vero successo arriva nel 1966, quando, con l’opera Natività, Bellini vince il Primo Premio Lecco, seguito, nel 1968, dal Primo Premio Sarnico. In questi anni da autodidatta, l’artista sperimenta diverse tecniche e stili mosso dalla curiosità e dalla necessità di confrontarsi con la scena artistica internazionale contemporanea. Le tappe più significative di questo periodo (fino al 1973 circa) si riassumono in una serie di esperienze molto diverse tra loro. La prima è legata alla Nuova Figurazione, dove, nella lettura di alcune opere dei primi anni Settanta, si evince la grande attenzione di Bellini verso i più deboli e i più poveri. Segue il momento della Pop-Art, che mostra un Bellini dal segno immediato e veloce, carico di esplosiva ironia. Con una serie di opere riconducibili al movimento della Poesia visiva (1972) l’artista esprime con grande originalità la sua angoscia per il progressivo inabissarsi della città di Venezia.
Dal 1971 al 1973 l’artista si firma con lo pseudonimo “Bellorio” ed esprime la sua vena eclettica con la pubblicazione del catalogo “Bellorio, Dipinti e poesie”.
Nel 1974 vince uno dei premi più ambiti dagli artisti del tempo, il Primo Premio Giorgio Oprandi al Palazzo della Ragione di Bergamo. L’opera vincitrice, Poesia autunnale, è un paesaggio dai colori caldi e luminosi che mostra ulteriori cambiamenti espressivi. È il momento delle grandi tele dalle atmosfere soffuse e delicate, vibranti di luce; dei giochi di trasparenze e velature con le quali egli interpreta i paesaggi dei dintorni di Vertova. L’anno seguente, un viaggio in Unione Sovietica gli permette di scoprire una nuova realtà dalla quale Bellini resta affascinato. Vi tornerà sempre più spesso, stringendo profondi legami d’amicizia e collaborazione con alcuni importanti artisti; con loro, dal 1976, espone a Mosca dove riscuote notevole successo fino ad ottenere il Primo Premio del concorso “Natura e noi”, svoltosi nel 1979, presso il Palazzo dell’Associazione Difesa della Natura.
Nel 1983 conosce lo storico e critico d’arte Giovanni Testori con in quale instaura un rapporto d’amicizia fondato soprattutto su una forte affinità intellettuale e spirituale. Testori apprezza il profondo senso religioso che spinge l’artista a creare opere a carattere sacro completamente svincolate dalla tradizionale pittura “ecclesiastica”. Il critico lo consiglia e lo sprona verso un modo di dipingere più libero, di cui Bellini sentiva già l’esigenza, ma che non era ancora riuscito ad esprimere appieno. Grazie all’invito di Testori, nel 1988, Bellini partecipa alla Biennale d’arte Sacra di Siena e l’anno seguente il critico stesso presenta al Meeting di Rimini la Via Crucis di Vertova, grandioso polittico (ora nella Chiesa di Maria Immacolata a Tavernelle, Pesaro) che trova spunto nella processione vivente del Venerdì Santo a Vertova. Il tema della passione di Cristo è profondamente sentito dall’artista, che nei due anni seguenti è impegnato nella creazione di altri due grandi polittici, L’Altra Via Crucis (Centro Culturale Giovanni Testori, Vertova, Bergamo) e L’Altra Via Crucis II. Bellini non smetterà mai di interessarsi alla figura del Cristo e uno dei suoi dipinti più intensi, Cristo oggi, verrà successivamente esposto in permanenza (1997) al Museo d’Arte Sacra Contemporanea, fondazione Stauros di San Gabriele, Teramo.
In questi anni, abbandonate ormai le atmosfere post-romantiche, il suo stile è ora chiaramente espressionista, la materia diventa sempre più densa e abbondante, i colori violenti e contrastanti.Nascono cicli straordinari, tra cui “L’esilio dell’umanità” (1989-91), all’epoca dell’abbattimento del muro di Berlino e “La dissoluzione dell’essere” (1992-93), dedicata al sanguinoso conflitto in Bosnia. Bellini individua una formula pittorico-cromatica molto personale che gli permette di rappresentare le vittime della guerra come esseri impalpabili e sfuggenti; volti deformati, o meglio, “liquefatti” tanto da perdere le loro identità. La serie di opere è presentata da Fernand Fournier alla Galleria d’arte Braidense (Milano). Nel mese di agosto la mostra è richiesta dal Museo di Arte Contemporanea di Montesegale (Pavia), curata da Raffaele De Grada, sotto il patrocinio di Maria Pia Fanfani e dal Premio Europeo Biancamano. Nell’occasione Bellini riceve il Premio Arte e Solidarietà 1994.
Marco Goldin, direttore di Palazzo Sarcinelli di Conegliano (Treviso), propone l’acquisizione dell’opera Bosnia (1993) per il museo.
L’amore di Bellini per la letteratura e la poesia francese lo porta nel 1994 alla creazione di una serie dedicata a “Les fleurs du mal” di Baudelaire, del quale Bellini con intelligenza e abilità, attualizza la critica alla moderna società, al capitalismo, al consumismo, all’ipocrisia. Queste tele, insieme ad altre, saranno oggetto dell’esposizione personale “Orizzonti dei sentimenti”, tenutasi a Bergamo, nel 1995.
Con sguardo attento alla realtà Bellini dipinge, verso la metà degli anni Novanta, una serie di tele sulla guerra in Kosovo, evidenziando il conflitto tra popoli serbi e albanesi e il dramma dei profughi oppressi. Con queste opere ci offre lo spunto per una sconvolgente meditazione sulle conseguenze di queste tensioni, in primo luogo l’immigrazione clandestina. A tal proposito esegue un ciclo di opere molto toccanti sul destino dei disperati in balìa delle onde, affidati solamente alle “carrette del mare”.
Fino al 1996 un “Sentimento tragico della vita” impregna costantemente le opere di Bellini; l’espressione deriva dal titolo della mostra in omaggio a Goya “Sentimiento tràgico de la vida”, tenutasi nel 1996 presso la Galleria Michelangelo di Bergamo, dove l’artista esprime la sua libera interpretazione di alcuni capolavori del maestro spagnolo con grande audacia e inusitata violenza espressiva.
Solo verso il 1998 l’inquietudine di Bellini si placa. È l’anno il cui Flavio Caroli presenta alla galleria milanese Compagnia del Disegno la mostra “La magia del silenzio”, le cui opere rappresentano un periodo di quieta riflessione, in cui il pittore sembra accantonare la vena drammatica per dedicarsi a una serie di nature morte colte nel silenzio del suo studio. Questo “momento introspettivo” è la premessa che porta verso un nuovo periodo artistico, caratterizzato da un nuovo entusiasmo.
Con “Pathos”, titolo che ben esplica il contenuto della mostra di sculture tenutasi nel 2000 a Bergamo, appare evidente però che l’indagine dell’artista sulle tematiche dell’uomo è ancora aperta. Con gesso, juta, stoffa e sabbia, materiale povero ma di grande impatto emotivo, l’artista lancia molteplici messaggi, vere e proprie urla che riconducono all’archetipo del dolore.
Alcuni viaggi in Europa gli ispirano nuovi dipinti, diversi fra loro e affrontati con l’impeto di chi ha la forza di rinnovarsi continuamente.
Le opere proposte dalla Galleria Michelangelo (gennaio 2001), in occasione della mostra “Poesia di Parigi e colori della Bretagna”, sono un omaggio alla Ville Lumière, di cui Bellini coglie il fascino con vigore e poesia, e alle atmosfere del nord della Francia. Quando Bellini descrive Parigi innevata, con la Senna ghiacciata in un’algida giornata d’inverno, o quando ci dona un suggestivo Mont Saint-Michel in Bretagna, dipinto tra nebbie leggere e flutti, la sua pittura sembra in bilico tra impressionismo ed espressionismo. In ragione degli abili giochi cromatici con cui riesce a cogliere le vibrazioni della luce ed i cambiamenti al variare delle condizioni atmosferiche, comunica infatti “impressioni”, ma la densità e l’abbondanza della materia, la potenza dei colori, tradiscono una vena chiaramente espressionista.
Nella mostra “I colori dell’anima” (Centro Culturale San Bartolomeo di Bergamo, 2001) notiamo come le emozioni suscitate da un lungo viaggio in Andalusia inducono Bellini a gettarsi in un nuova avventura artistica. I gialli luminosi e i rossi accecanti che il pittore “scaglia” con veemenza sulla tela scaldando corpo e anima, rispecchiano la vivacità e l’esuberanza di una Spagna gaia e assolata. Ancora, ricordi di viaggi e un soggiorno in Provenza e poi in Grecia sono alla base del ciclo “Cieli” (2002).
Nell’aprile 2004 l’opera Crocefissione (1989) è scelta per la mostra “Omaggio a Testori – Gli artisti “di frontiera” tra Milano e il Ticino” presso la Fondazione Roberto Longhi di Firenze.
“Les couleurs de la vie, oeuvres 2001-2004” è la mostra che segna il suo debutto a Parigi, città tanto amata dove a volte si rifugia a dipingere nella quiete del suo atelier. Inaugurata alla Galerie Di Veroli nell’ottobre 2004, l’esposizione viene riproposta a Bergamo l’anno seguente, arricchendosi di una nuova serie, dedicata a una Venezia concepita con grande modernità di linguaggio. Lo stesso anno, Odon Wagner, direttore dell’omonima galleria canadese, resta affascinato da queste opere e le espone in occasione dell’inaugurazione della nuova sede a Toronto.
Grazie ad un incontro tra Bellini, Joseph Schlosser e Max Arndt Knut, grandi conoscitori d’arte tedeschi, è nata l’idea di un’importante mostra tenutasi nel febbraio 2006 alla Kunstauktionshaus di Bamberg. La mostra ha raccolto opere degli anni ’80 e ’90 e la più recente serie “Gente nel mondo” composta da volti anonimi che rappresentano “stralci di umanità”, personaggi visti per la strada o gente semplice; visi che esprimono la dignità di essere ciò che sono, ritratti dall’artista con grande sensibilità. Ancora una volta, Bellini torna alle sue radici, ad un tema che in realtà non ha mai abbandonato: l’Uomo.
Negli ultimi lavori, riuniti per la mostra “Graffiti Expressionism 2006-2007” presentata alla Galleria Michelangelo (2007), Bellini focalizza l’attenzione sul mondo dei bambini dipingendo i loro elementari disegni su opere espressioniste da lui stesso create o su spessi strati formati da cartoni, collages di riviste e giornali. Sono opere che ispirano gioia, il messaggio è immediato e facilmente leggibile: se riuscissimo a guardare le cose attraverso gli occhi dei bambini, la nostra vita sarebbe senza dubbio più serena e meno complicata. La Galleria Compagnia del Disegno di Milano lo invita ad esporre queste opere nell’aprile 2008 con la personale “Scena dell’eterna infanzia”, presentata dal critico d’arte Stefano Crespi.
In occasione della Pasqua 2009 i Frati Domenicani della Chiesa San Bartolomeo scelgono di celebrare l’evento presso il Centro Culturale di Bergamo con un’istallazione di sculture sacre dell’artista. La mostra dal titolo “Il dolore, dopo” sarà la sua ultima personale.
Nel dicembre 2016 la Galleria Michelangelo ha organizzato Natura silente, 1967-2007 una mostra volta ad omaggiare l’artista con inedite opere che ricoprono un quarantennio di attività del maestro.
Nuovamente, nel 2021, è stata organizzata la mostra “Ricordi di viaggio: Bretagna, Andalusia, Grecia 2000-2002”, una festa di colori che narra i suggestivi ricordi di viaggio dell’artista ed evocano atmosfere di quiete e poesia realizzate con spiccata spontaneità e inconfondibile personalità.
Nel maggio 2022 la Galleria Michelangelo ha esposto opere inedite realizzate tra il 1972 e 1973 dalle linee, dalle forme e dai colori caratteristici dell’orizzonte Pop, tendenzialmente fumettistici e caricaturali. In quell’occasione è stata esposta anche la serie di opere riconducibile al movimento della “Poesia visiva” (1972) attraverso le quali l’artista esprime con grande originalità la sua angoscia dovuta alla problematica questione del progressivo inabissarsi della città di Venezia.
Nell'aprile 2024 il Comune di Vertova (Bg), per omaggiare il loro concittadino, organizza la mostra "Vittorio Bellini - Una vita a colori" a cura di Beatrice Bellini, un'esposizione di opere prodotte dal 1951 al 2006 che vuole mostrare l'evoluzione artistica del pittore nel corso degli anni.
MUSEI, ISTITUTI E LUOGHI DI CULTO NEI QUALI SONO CONSERVATE OPERE DELL'ARTISTA:
· Tavernelle (Pesaro), Chiesa Santa Maria Immacolata
· Lovere (Bergamo), Accademia Tadini
· Alzano Lombardo (Bergamo), Chiesa di S. Lorenzo
· Brembilla (Bergamo), Chiesa di S. Giovanni Battista
· Conegliano (Treviso), Galleria Comunale di Palazzo Sarcinelli
· Teramo, Museo d’Arte Sacra Contemporanea – Fondazione Stauros di S. Gabriele
· Montesegale (Pavia), Museo d’Arte Contemporanea
· Vertova (Bergamo), Centro Culturale Giovanni Testori
· Vertova (Bergamo), Fondazione I.P.S Cardinal Gusmini
. Vertova (Bergamo), Palazzo Comunale
· Zogno (Bergamo), MAG Museo delle Arti Gabanelli
· Albino (Bergamo), Palazzo Comunale, Sala Consiliare
· Albino (Bergamo), Oratorio Giovanni XXIII
· Bergamo, Palamonti
· Laxolo (Bergamo), Casa di Riposo Santa Maria
· Alzano Lombardo (Bergamo), Scuola Materna Parrocchiale
· Castiglione delle Stiviere (Mantova), Museo Internazionale della Croce Rossa
· Bergamo, Croce Rossa, Sala Consiliare
· Nembro (Bergamo), Chiesa di San Martino
· Bergamo, Fondazione della Comunità Bergamasca
BIBLIOGRAFIA
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NOTE
- ^ galleria michelangelo, su galleriamichelangelo.it. URL consultato il 27 gennaio 2025.