Introduzione a Parmenide
Introduzione a Parmenide è un saggio di Antonio Capizzi, edito nel 1975 dalla casa editrice Laterza.
Introduzione a Parmenide | |
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Copertina del volume Introduzione a Parmenide della Collana Laterza "I filosofi" | |
Autore | Antonio Capizzi |
1ª ed. originale | 1975 |
Genere | saggio |
Lingua originale | italiano |
Composto da cinque capitoli e da un'ampia bibliografia, il libro si distingue dagli altri della stessa collana - "I filosofi" - per un taglio più sperimentale e meno divulgativo. In esso, infatti, è proposta una lettura innovativa dei frammenti del poema Sulla Natura di Parmenide, frutto di un'analisi approfondita che si è avvalsa dell'aiuto diretto di archeologi (Mario Napoli, Emanuele Greco e Angela Greco Pontrandolfo), storici (Mario Torelli), filologi (Gregorio Serrao), grecisti (Bruno Gentili) e linguisti (Maria Giulio Guzzo).
Contenuti
modificaAntonio Capizzi, alla luce dei ritrovamenti archeologici del 1962 sulla collina di Velia ad opera di Mario Napoli, riprende, estende e contestualizza la chiave interpretativa del filosofo eleate avanzata da Guido Calogero. Questi, negli anni trenta[1], propose di superare la lettura esclusivamente ontologica che, a partire dalle generalizzazioni di Aristotele, ha affascinato gli interpreti moderni, al punto - dice Capizzi - da spingerli a emendare i codici parmenidei ogni volta che il testo rendeva difficile la loro parentela diretta con la «filosofia pura» che in essi si voleva a tutti i costi scorgere. Calogero analizzò il poema che, molto tempo dopo, fu intitolato Sulla natura, e scoprì che le affermazioni sull'essere e il non essere di Parmenide dipendevano da precisi procedimenti logici, e questi a loro volta da «nomi» e «simboli verbali». Non a caso nel poema parmenideo compaiono accenni al «dire», al «significare», al «persuadere». L'ipotesi interpretativa di Antonio Capizzi ha proprio qui il suo principale postulato: che Parmenide dicesse, significasse e persuadesse un uditorio composto dai suoi concittadini, e che i dettagliati riferimenti topografici descritti nel proemio «non avrebbero senso se il narratore non parlasse ai Velini, e non parlasse di Velia» [2].
Parmenide, linguista appassionato e poliglotta come il suo discepolo Zenone, fonda il suo poema su basi semantiche che solo successivamente si sviluppano sul piano ontologico. Questo, secondo Antonio Capizzi, è però soltanto «un piano di passaggio». Il discorso della dea Giustizia, che parla a Parmenide nel frammento 1 (il cosiddetto "proemio"), ha infatti uno scopo preminentemente politico: quello di ristabilire un'unità tra i quartieri della città di Velia che erano stati separati a causa di un conflitto etnico dei due nuclei che costituirono la città, e cioè i Focei (di lingua ionica) e gli Achei (di lingua dorica), oppure a causa di un più probabile conflitto sociale che determinò una secessione o un'espulsione dei meteci.
Storia editoriale
modificaLaterza ha pubblicato, fino al 2000, cinque edizioni di Introduzione a Parmenide, ognuna delle quali è stata oggetto di numerose ristampe. Nel 2016 il volume è stato tradotto in spagnolo da Nacho Duque García per i tipi de La Prensas de la Universidad de Zaragoza.
Note
modifica- ^ Guido Calogero, Studi sull'eleatismo, Roma, 1932
- ^ Introduzione a Parmenide, pag. 15
Bibliografia
modifica- Ettore Paratore, "Un eterno stimolo", in Il Tempo, 30 giugno 1975
- Margherita Isnardi Parente, "Parmenide e Socrate demistificati", in Rivista Critica di Storia della Filosofia, XXXI, n. 4, 1976, pagg. 423 e segg.
- Antonio Capizzi, "Appunti di un demistificatore", in Rivista Critica di Storia della Filosofia, XXXII, n. 4, 1977, pagg. 401-405
- Gabriel Livov, "Parmenicide. Political Reasons for a platonic crime", in Revue de Philosophie Ancienne, XXVI, n. 1, 2008, pagg. 39-73
Controllo di autorità | VIAF (EN) 4121152200746314400009 |
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