Investimento diretto all'estero

tipo di investimento
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L'investimento diretto all'estero (IDE), in inglese foreign direct investment (FDI), è una forma di internazionalizzazione delle imprese. Rappresenta una voce della contabilità nazionale nella quale vengono indicati i trasferimenti di capitale e di tecnologie da un paese all'altro.

Tassonomia

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Si suole distinguere tra:

  • Impianto di un nuovo stabilimento in un paese straniero (nella forma "greenfield" se in un'area non precedentemente utilizzata, "brownfield" se frutto di riconversione)
  • Fusioni e acquisizioni (mergers and acquisitions) di un'azienda del paese estero

La prima forma porta, a fronte del flusso IDE, un aumento dello stock di capitale del paese fruitore dell'investimento. Lo stesso non può dirsi, almeno nella fase iniziale dell'acquisizione del contro, nel caso delle fusioni e acquisizioni. Per un'analisi degli effetti sullo stock di capitale di questa forma di IDE si dovrà attendere di vedere lo sviluppo della strategia che l'azienda investitrice intende percorrere e che può essere un rafforzamento della sua posizione nel paese o un ridimensionamento della capacità produttiva, soluzioni che, come è facile intuire, hanno effetti opposti sulla dotazione complessiva di risorse del paese ospitante.

Un'ulteriore distinzione è tra IDE orizzontali (ossia in un medesimo settore merceologico) e verticali (se effettuati con integrazioni a monte o a valle)

Secondo il Fondo Monetario Internazionale e l'OCSE si ha un IDE quando l'investitore estero possiede almeno il 10% delle azioni ordinarie, effettuato con l'obiettivo di stabilire un interesse duraturo nel paese, una relazione a lungo termine e una significativa influenza nella gestione dell'impresa.

Si distingue infine tra IDE attivo o in uscita (quando dall'economia domestica si investe in paesi stranieri) e passivo o in entrata (nel caso contrario).

Dato che influenzano l'economia di ciascun paese, gli IDE sono indicatori importanti per il processo di internazionalizzazione. Con la globalizzazione, questa forma di investimento ha avuto un notevole sviluppo.

Le fusioni e acquisizioni sono oggi i 3/4 degli IDE. Sono un fenomeno che vede coinvolti sia in entrata che in uscita principalmente i paesi sviluppati; infatti queste nazioni hanno una maggiore capacità di investimento e possono offrire aziende che rispondano maggiormente ai target di partecipazione ricercati. In generale l'Europa è il maggior fruitore di ogni tipologia di IDE, anche se negli ultimi anni si è assistito ad un rafforzamento della posizione dei paesi in via di sviluppo. Il picco di IDE si è avuto nel 2000; nel periodo 1995-2005 il loro valore si è sdoppiato

In diversi paesi

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Secondo uno studio di EY, la Francia sarà il principale destinatario di investimenti diretti esteri in Europa nel 2020, davanti a Regno Unito e Germania. EY ha attribuito questo risultato a "un risultato diretto delle riforme del diritto del lavoro e dell'imposta sulle società del presidente Macron, che sono state ben accolte dagli investitori nazionali e internazionali". Inoltre, 24 paesi dell'UE hanno investito nell'economia armena dall'indipendenza dell'Armenia.[1][2]

Stati Uniti

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In generale, gli Stati Uniti hanno un'economia fondamentalmente "aperta" e basse barriere agli investimenti diretti esteri.[3][4]

Nel 2010 gli investimenti diretti esteri negli Stati Uniti sono stati pari a 194 miliardi di dollari.[5] Del totale degli investimenti diretti esteri negli Stati Uniti nel 2010, l'84% proveniva da o attraverso otto paesi: Svizzera, Regno Unito, Giappone, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi e Canada.

Uno studio del 2008 della Federal Reserve Bank di San Francisco ha rilevato che gli stranieri detengono la maggior parte dei loro portafogli di investimento negli Stati Uniti se i loro paesi hanno mercati finanziari meno sviluppati. Questo effetto diminuisce con l'aumento del reddito pro capite. I paesi con meno controlli sui capitali e una più stretta cooperazione commerciale con gli Stati Uniti investono maggiormente nei mercati azionari e obbligazionari statunitensi.[6]

Gli investimenti diretti esteri in Cina, noti anche come RFDI (investimenti diretti esteri in RMB), hanno iniziato a fluire principalmente alla fine degli anni '70 grazie alle politiche economiche di riforma e apertura del leader supremo Deng Xiaoping.[7] Nel 2020, la Cina ha approvato la legge sugli investimenti esteri.[8] Gli investimenti esteri diretti in Cina sono scesi ai minimi di 30 anni nel 2024 a causa dell'inasprimento delle leggi anti-spyware e dell'aumento delle sanzioni in settori come la produzione di semiconduttori.[9][10][11]

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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  1. ^ Are Armenia-EU Trade Relations Entering a New Stage?, su evnreport.com. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  2. ^ Armenia: EIB Global provides €70 million to support SMEs under the EU’s Economic and Investment Plan, su agenparl.eu. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  3. ^ Foreign Direct Investment: A new strategy for the United States, su www.atlanticcouncil.org. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  4. ^ Foreign direct investment (FDI) in the United States, su www.lloydsbanktrade.com. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  5. ^ Special Investment Region, su dholerasmartcityinfo.com. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  6. ^ Why Do Foreigners Invest in the United States? (PDF), su www.frbsf.org. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  7. ^ Foreign direct investment in China, su www.pinsentmasons.com. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  8. ^ China’s Foreign Investment Law: Guide for Global Businesses, su msadvisory.com. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  9. ^ Foreign Investment In China Tumbles To A 30-Year Low, su www.forbes.com. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  10. ^ China: Foreign Direct Investment Hits 30-Year Low, su gfmag.com. URL consultato il 2 febbraio 2025.
  11. ^ Foreign Direct Investment into China has fallen to a 30-year low, su www.forexlive.com. URL consultato il 2 febbraio 2025.
Controllo di autoritàGND (DE4070496-8
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