Necropsittacus rodricanus

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Il pappagallo di Rodrigues o pappagallo di Leguat (Necropsittacus rodricanus [Milne-Edwards, 1873]) era una specie estinta endemica dell'isola di Rodrigues, nell'arcipelago delle Mascarene. Noto grazie a resti subfossili e a fonti contemporanee, rimane incerto a quale altra specie fosse più prossimo; tuttavia, è inserito nella tribù Psittaculini, come altri pappagalli mascarensi. Presentava varie somiglianze con il pappagallo dal becco largo di Mauritius, cui potrebbe essere stato imparentato. Due ulteriori specie (N. francicus e N. borbonicus) sono state in passato assegnate allo stesso genere, sulla base di descrizioni provenienti da altre isole, ma la loro identificazione e validità sono ancora controverse.

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Pappagallo di Rodrigues

Cranio e ossa degli arti subfossili (1879)
Stato di conservazione
Estinto (poco dopo il 1761)[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseAves
OrdinePsittaciformes
FamigliaPsittaculidae
SottofamigliaPsittaculinae
TribùPsittaculini
GenereNecropsittacus
Milne-Edwards, 1873
SpecieN. rodricanus
Nomenclatura binomiale
Necropsittacus rodricanus
(Milne-Edwards, 1867)
Sinonimi

Necropsittacus rodericanus
(Milne-Edwards, 1867)

Areale

Di colore verde, il pappagallo di Rodrigues aveva testa e becco eccezionalmente grandi e una coda lunga. Non conosciamo la sua taglia esatta, ma si stima potesse raggiungere circa 50 cm di lunghezza, risultando così il pappagallo più grande di Rodrigues e quello con la testa più massiccia tra i pappagalli delle Mascarene. Forse il suo aspetto ricordava quello del pappagallo beccogrosso. Al momento della sua scoperta abitava e nidificava sugli isolotti a sud di Rodrigues, dove i ratti introdotti non erano presenti, e si nutriva soprattutto dei semi dell'arbusto Fernelia buxifolia. Fu menzionato per l'ultima volta nel 1761 e, con ogni probabilità, si estinse poco dopo, probabilmente a causa della predazione da parte di animali introdotti, della deforestazione e della caccia umana.

Tassonomia

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I pappagalli che si ritiene appartenessero alla specie di Rodrigues furono menzionati per la prima volta nel 1708 dal viaggiatore francese François Leguat, nel suo memoriale A New Voyage to the East Indies. Leguat guidava un gruppo di nove ugonotti francesi che, tra il 1691 e il 1693, colonizzarono Rodrigues dopo esservi stati abbandonati. A queste prime notizie fecero seguito quelle del marinaio francese Julien Tafforet, anche lui abbandonato sull'isola nel 1726, che le riportò nella Relation de l'Île Rodrigue, e quelle dell'astronomo francese Alexandre Pingré, recatosi a Rodrigues per osservare il transito di Venere del 1761.[2][3][4]

 
Ramo superiore del becco dell'olotipo (1867).

Nel 1867, lo zoologo francese Alphonse Milne-Edwards studiò alcuni resti subfossili di uccelli provenienti da Rodrigues, ottenuti tramite l'ornitologo britannico Alfred Newton: erano stati scavati sotto la supervisione del fratello di quest'ultimo, Edward Newton, Segretario coloniale.[5] Fra i reperti figurava una porzione anteriore del ramo superiore del becco, giudicata appartenente a un pappagallo. Sulla base di questo esemplare, Milne-Edwards descrisse una nuova specie, Psittacus rodricanus. Pur trovando il becco simile a quello dei lori del genere Eclectus, preferì non inserirla in quel gruppo per la scarsità dei resti.[6]

L'epiteto specifico rodricanus rimanda a Rodrigues, isola così chiamata in onore del navigatore portoghese Diogo Rodrigues.[7] Nel 1873, in una nota a piè di pagina all'interno di una raccolta dei suoi articoli, lo stesso Milne-Edwards modificò l'ortografia in rodericanus, forma che rimase in uso a lungo; nel 2014, tuttavia, l'IOC World Bird List decise di tornare alla denominazione originaria rodricanus.[8][9] Quando Milne-Edwards ricevette un ramo superiore del becco e uno inferiore più completi, che gli parvero affini a quelli del genere Palaeornis, trasferì la specie in un proprio genere, Necropsittacus (dal greco nekros, «morto», e psittakos, «pappagallo»), alludendo così al suo status di specie estinta.[7][10]

Sempre nel 1873, in un'altra nota alle sue pubblicazioni, Milne-Edwards ipotizzò che i resti subfossili corrispondessero ai pappagalli descritti da Leguat.[8] Nel 1875, Alfred Newton esaminò la relazione di Tafforet, da poco riscoperta, identificandovi a sua volta un riferimento al pappagallo di Rodrigues.[11] In una successiva edizione (1891) dell'opera di Leguat, lo scrittore britannico Samuel Pasfield Oliver espresse però dubbi sul fatto che i pappagalli menzionati fossero davvero quelli di Rodrigues, sostenendo che le dimensioni indicate sembravano troppo ridotte e ipotizzando che si trattasse invece del parrocchetto di Newton.[3] Poiché Leguat menzionava pappagalli sia verdi che blu in un'unica frase, il paleontologo britannico Julian Hume ha suggerito nel 2007 che Leguat potesse riferirsi sia al pappagallo di Rodrigues che al parrocchetto di Newton, oppure a due varietà cromatiche del solo parrocchetto.[7]

Non si conosce l'attuale ubicazione del becco che funse da olotipo. Potrebbe coincidere con l'esemplare UMZC 575, inviato da Milne-Edwards ad Alfred Newton dopo il 1880, che corrisponde al disegno e allla descrizione originari, sebbene non vi siano prove conclusive.[7] Nel 1879, l'ornitologo tedesco Albert Günther ed Edward Newton descrissero altri fossili del pappagallo di Rodrigues, tra cui un cranio e ossa degli arti.[12] I resti di questa specie, in generale, rimangono rari; ciononostante, subfossili sono stati scoperti in alcune grotte della Plaine Corail e nella Caverne Tortue.[13]

Evoluzione

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Becco attribuito a questa specie (1873).

Molti uccelli endemici delle Mascarene, incluso il dodo, derivano da antenati dell'Asia meridionale. L'ecologo britannico Anthony S. Cheke e Julian Hume hanno proposto che questo valga anche per tutti i pappagalli di tale arcipelago. Durante il Pleistocene, i livelli del mare erano più bassi, il che consentì a diverse specie di colonizzare isole all'epoca meno isolate.[2] Sebbene si conoscano ancora pochi dettagli sulle specie di pappagalli estinte delle Mascarene, i resti subfossili mostrano caratteristiche comuni come la testa e le mascelle particolarmente ampie, le ossa pettorali ridotte e le zampe robuste.[7] Nel 1893, Edward Newton e l'ornitologo tedesco Hans Gadow stabilirono una stretta parentela fra il pappagallo di Rodrigues e il pappagallo dal becco largo, basandosi su mascelle di grandi dimensioni e altre somiglianze osteologiche. Non fu però possibile determinare se entrambi appartenessero allo stesso genere, in quanto la presenza di una cresta era stata attestata solo nel pappagallo dal becco largo.[14] Nel 1987, l'ornitologo britannico Graham S. Cowles ritenne invece i loro crani troppo diversi per indicare una parentela stretta.[15]

Secondo Hume, i pappagalli delle Mascarene avrebbero un'origine comune nell'ambito della radiazione evolutiva della tribù Psittaculini, sulla base di tratti morfologici e del fatto che questi uccelli hanno colonizzato con successo molte isole remote dell'Oceano Indiano.[7] È anche possibile che gli Psittaculini abbiano invaso la regione in più riprese, poiché diverse specie presentano un alto grado di specializzazione e potrebbero essersi evolute in modo significativo su alcune isole vulcaniche prima che emergessero le stesse Mascarene.[2]

Parenti estinti ipotetici

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Illustrazione del 1907 di Henrik Grønvold, che mostra la colorazione della specie ipotetica N. borbonicus combinata con la struttura corporea del pappagallo di Rodrigues.

Lo zoologo britannico Walter Rothschild attribuì a Necropsittacus due ipotetiche specie di pappagalli provenienti dalle altre isole Mascarene: N. francicus nel 1905 e N. borbonicus nel 1907. Rothschild descrisse N. francicus come avente «testa e coda di un rosso acceso, mentre il resto del corpo e della coda è verde» e sostenne che tale descrizione si basasse su resoconti di viaggi a Mauritius del XVII e dei primi del XVIII secolo. N. borbonicus (chiamato così da Bourbon, antico nome dell'isola di Réunion) derivava invece da un'unica testimonianza del viaggiatore francese Sieur Dubois, secondo il quale a Réunion esistevano «pappagalli verdi della stessa taglia [presumibilmente del parrocchetto di Réunion], con testa, parte superiore delle ali e coda del colore del fuoco». Rothschild li classificò entrambi in Necropsittacus poiché Dubois aveva paragonato quei pappagalli a specie affini.[7][16][17][18]

L'inclusione di queste due specie nel genere Necropsittacus ha generato un notevole dibattito tassonomico, e la loro reale identità resta incerta. N. borbonicus fu in seguito indicato anche come «pappagallo rosso e verde di Réunion» o «pappagallo di Réunion», mentre N. francicus venne definito «pappagallo di Mauritius». L'ornitologo giapponese Masauji Hachisuka riconobbe N. borbonicus nel 1953 e ne propose una ricostruzione con la colorazione descritta da Dubois, ma utilizzando la struttura corporea del pappagallo di Rodrigues. Considerò invece superflua la denominazione di N. francicus, auspicando comunque che emergessero nuove prove. Nel 1967, l'ornitologo statunitense James Greenway ipotizzò che N. borbonicus fosse in realtà un lori domestico sfuggito alla cattività, dato che in alcuni dipinti olandesi del XVI secolo compare un lori garrulo delle Indie Orientali in condizioni analoghe. Greenway non riuscì però a reperire alcun riferimento conforme a quelli indicati da Rothschild per N. francicus.[7][19][20]

Nel 1987, Cheke ritenne che lo schema cromatico attribuito a N. borbonicus richiamasse quello dei pappagalli del genere Psittacula, mentre considerò N. francicus frutto di descrizioni confuse.[4] Nel 2001, lo scrittore britannico Errol Fuller suggerì che la testimonianza di Dubois su N. borbonicus potesse riferirsi a una specie mai documentata in altro modo, oppure risultare fuorviante, definendo N. francicus «una delle specie ipotetiche più discutibili».[18] Nel 2007, Hume avanzò l'idea che Rothschild avesse collegato N. borbonicus al pappagallo di Rodrigues per errore, incorporando nel proprio resoconto le affermazioni di Dubois (che in realtà non visitò mai Rodrigues) e attribuendo così a quest'ultimo pappagallo un piumaggio in parte rosso, sebbene fosse interamente verde. Rothschild attribuì inoltre la descrizione di N. francicus a Dubois, ripetendo la stessa colorazione precedentemente indicata per il pappagallo di Rodrigues. Hume concluse dunque che il nome N. francicus si basasse unicamente sulla «fantasia confusa di Lord Rothschild». Aggiunse che, se il racconto di Dubois su N. borbonicus si riferiva effettivamente a un pappagallo endemico di Réunion, potrebbe trattarsi di una forma derivata dal parrocchetto alessandrino, che presenta una livrea simile a eccezione della coda rossa.[7][16]

Descrizione

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Ricostruzione di due pappagalli di Rodrigues.

Il pappagallo di Rodrigues era considerato il più grande pappagallo dell'isola, caratterizzato da una testa voluminosa, una lunga coda e un piumaggio uniformemente verde.[19] Il cranio, piatto e depresso rispetto a quello di molti altri pappagalli, misurava circa 50 mm di lunghezza (escludendo il becco), 38 mm di lunghezza e 24 mm di profondità, ricordando per forma generale quello dei pappagalli del genere Ara. Le ossa del cinto pettorale e degli arti presentavano diverse misure: il coracoide (parte della spalla) era lungo 35 mm, l'omero 53 mm, l'ulna 57 mm, il femore 49 mm, la tibia 63 mm e il metatarso 22 mm.[12] Non si sa con esattezza quanto fosse lungo il corpo, ma si ipotizza potesse raggiungere i 50 cm, una taglia paragonabile a quella di un grosso cacatua.[18] Nonostante la tibia fosse del 32% più piccola rispetto a quella di una femmina di pappagallo dal becco largo, il pappagallo di Rodrigues presentava ossa pettorali di simili dimensioni e, in proporzione, la testa più grande di qualunque pappagallo delle Mascarene.[7]

Lo scheletro mostrava analogie con i generi Tanygnathus e Psittacula, e le ossa pettorali e pelviche erano simili a quelle del kākā della Nuova Zelanda. In vita, l'aspetto avrebbe potuto ricordare il pappagallo beccogrosso, ma con testa e coda ancor più pronunciate. A differenza di altri pappagalli delle Mascarene, le narici erano rivolte verso l'alto anziché in avanti; inoltre, non emergono indizi che suggeriscono la presenza di una cresta come nel pappagallo dal becco largo, e non si dispone di prove sufficienti per stabilire se questa specie presentasse un marcato dimorfismo sessuale.[7] L'assenza di distinzioni nette tra i reperti ossei di dimensioni maggiori e minori fa pensare che non esistessero differenti gruppi di taglia.[12]

Biologia

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Il pappagallo di Rodrigues potrebbe essere stato simile al pappagallo beccogrosso.

L'unica descrizione dettagliata del pappagallo di Rodrigues in vita risale al 1726, quando il marinaio francese Julien Tafforet scrisse:

«I più grandi sono più grandi di un piccione e hanno una coda molto lunga, la testa grande quanto il becco. Essi vengono soprattutto sugli isolotti a sud dell'isola, dove si nutrono di un piccolo seme nero, che proviene da un piccolo arbusto le cui foglie hanno l'odore dell'arancio, e tornano sulla terraferma per bere acqua [...] il loro piumaggio è verde.[7]»

Tafforet aggiunse che si cibavano dei semi di Fernelia buxifolia («bois de buis»), un arbusto allora comune a Rodrigues e isole vicine, oggi in pericolo di estinzione. Prima di lui, François Leguat aveva osservato che i pappagalli dell'isola mangiavano anche i frutti di Cassine orientalis («bois d'olive»). Poiché sull'isola principale abbondavano ratti introdotti, questi pappagalli – come lo storno di Rodrigues e il piccione di Rodrigues – erano costretti a nidificare sugli isolotti limitrofi, privi di roditori.[7]

Quando giunsero gli esseri umani, molte specie endemiche di Rodrigues si estinsero, e l'ecosistema risulta ancor oggi fortemente compromesso. Un tempo, l'isola era interamente ricoperta di foreste, quasi del tutto distrutte in epoca successiva. Insieme al pappagallo di Rodrigues, scomparvero o si ridussero drasticamente anche il solitario di Rodrigues, il rallo di Rodrigues, il parrocchetto di Newton, lo storno di Rodrigues, l'allocco di Rodrigues, la nitticora di Rodrigues e il piccione di Rodrigues, oltre a varie specie di rettili, fra cui due grandi testuggini terrestri e un geco diurno.[2]

Estinzione

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Mappa di Rodrigues di François Leguat del 1708 e del suo insediamento

Delle circa otto specie di pappagalli endemiche delle Mascarene, solo il parrocchetto di Mauritius è sopravvissuto; tutte le altre si sarebbero estinte a causa della caccia e della deforestazione. Anche sulle isolette prospicienti Rodrigues comparvero infine i ratti, contribuendo all'eliminazione del pappagallo di Rodrigues e di altri uccelli.[7] È probabile che anche gatti e altri predatori introdotti abbiano cacciato gli esemplari rimasti,[21] mentre i ratti ne avrebbero predato uova e pulcini.[19]

François Leguat riferì che i pappagalli locali venivano catturati a scopo alimentare, sebbene non sia chiaro se si trattasse del pappagallo di Rodrigues o di una forma verde del parrocchetto di Newton:[7]

«Vi sono in gran numero pappagalli verdi e blu, di medie e simili dimensioni; quando sono giovani, la loro carne è buona quanto quella dei giovani piccioni.[7]»

Nel 1761, l'astronomo Alexandre Pingré evidenziò che, sebbene i volatili del posto fossero molto apprezzati come selvaggina, il pappagallo di Rodrigues era già raro:

«La perruche [parrocchetto di Newton] mi sembrava molto più delicata [del pipistrello della frutta]. Non mi sarebbe mancata alcuna selvaggina francese, se questa fosse stata più comune a Rodrigues; ma inizia a diventare rara. Vi sono ancor meno perroquets [pappagalli di Rodrigues], benché, secondo François Leguat, ce ne fosse un tempo un numero piuttosto consistente; infatti, un piccolo isolotto a sud di Rodrigues conserva tuttora il nome di Isle of Parrots [Île Pierrot].[7]»

Lo stesso Pingré riportò che i cacciatori di testuggini bruciavano la vegetazione per catturare più facilmente le prede, contribuendo ulteriormente alla riduzione della popolazione di pappagalli. La sua testimonianza del 1761 è l'ultima menzione nota di questa specie, che con tutta probabilità si estinse poco tempo dopo.[7]

  1. ^ (EN) BirdLife International. 2024, Necropsittacus rodricanus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ^ a b c d A. S. Cheke e J. P. Hume, Lost Land of the Dodo: an Ecological History of Mauritius, Réunion & Rodrigues, New Haven e Londra, T. & A. D. Poyser, 2008, pp. 49-73, 181, ISBN 978-0-7136-6544-4.
  3. ^ a b F. Leguat, The voyage of François Leguat of Bresse, to Rodriguez, Mauritius, Java, and the Cape of Good Hope, a cura di S. Pasfield Oliver, vol. 1, Londra, Hakluyt Society, 1891, pp. 84-85. URL consultato il 23 febbraio 2017 (archiviato l'11 aprile 2016).
  4. ^ a b A. S. Cheke, An ecological history of the Mascarene Islands, with particular reference to extinctions and introductions of land vertebrates, in A. W. Diamond (a cura di), Studies of Mascarene Island Birds, Cambridge, Cambridge University Press, 1987, pp. 5-89, DOI:10.1017/CBO9780511735769.003, ISBN 978-0-521-11331-1.
  5. ^ J. P. Hume, L. Steel, A. A. André e A. Meunier, In the footsteps of the bone collectors: nineteenth-century cave exploration on Rodrigues Island, Indian Ocean, in Historical Biology, vol. 27, n. 2, 2015, pp. 265-286, DOI:10.1080/08912963.2014.886203.
  6. ^ (FR) A. Milne-Edwards, Une Psittacien fossile de l'Île Rodrigue, in Annales des Sciences Naturelles, Zoologie, Series 5, vol. 8, 1867, pp. 145-156. URL consultato il 13 gennaio 2018 (archiviato il 25 ottobre 2017).
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r J. P. Hume, Reappraisal of the parrots (Aves: Psittacidae) from the Mascarene Islands, with comments on their ecology, morphology, and affinities (PDF), in Zootaxa, vol. 1513, 2007, pp. 4-34, DOI:10.11646/zootaxa.1513.1.1. URL consultato il 5 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2016).
  8. ^ a b (FR) A. Milne-Edwards, Recherches sur la faune ornithologique éteinte des iles Mascareignes et de Madagascar, Parigi, G. Masson, 1866-1873, pp. 23-34. URL consultato l'11 febbraio 2017 (archiviato il 10 ottobre 2016).
  9. ^ F. Gill e D. Donsker, Parrots & cockatoos, su worldbirdnames.org, IOC World Bird List, 2014. URL consultato l'11 febbraio 2017 (archiviato il 17 maggio 2016).
  10. ^ (FR) A. Milne-Edwards, Recherches sur la faune ancienne des Iles Mascareignes, in Annales des Sciences Naturelles, Zoologie, Series 5, vol. 19, 1873, pp. 1-31. URL consultato il 21 febbraio 2018 (archiviato il 27 febbraio 2017).
  11. ^ A. Newton, Additional evidence as to the original fauna of Rodriguez, in Proceedings of the Zoological Society of London, 1875, pp. 39-43. URL consultato il 13 gennaio 2018 (archiviato il 2 ottobre 2017).
  12. ^ a b c A. Günther e E. Newton, The extinct birds of Rodriguez, in Philosophical Transactions of the Royal Society, vol. 168, 1879, pp. 423-437, DOI:10.1098/rstl.1879.0043.
  13. ^ J. P. Hume, A synopsis of the pre-human avifauna of the Mascarene Islands (PDF), in U. B. Göhlich e A. Kroh (a cura di), Proceedings of the 8th International Meeting of Society of Avian Paleontology and Evolution, 2013, pp. 195-237. URL consultato l'11 febbraio 2017 (archiviato il 3 marzo 2016).
  14. ^ E. Newton e H. Gadow, IX. On additional bones of the Dodo and other extinct birds of Mauritius obtained by Mr. Theodore Sauzier, in The Transactions of the Zoological Society of London, vol. 13, n. 7, 1893, pp. 281-302, DOI:10.1111/j.1469-7998.1893.tb00001.x. URL consultato il 13 gennaio 2018 (archiviato l'11 novembre 2017).
  15. ^ G. S. Cowles, The fossil record, in A. W. Diamond (a cura di), Studies of Mascarene Island Birds, Cambridge, 1987, pp. 90-100, DOI:10.1017/CBO9780511735769.004, ISBN 978-0-511-73576-9.
  16. ^ a b W. Rothschild, On extinct and vanishing birds, in Ornis (Proceedings of the 4th International Ornithological Congress, London), vol. 14, 1905, pp. 191-217. URL consultato il 13 gennaio 2018 (archiviato il 7 novembre 2017).
  17. ^ W. Rothschild, Extinct Birds, Londra, Hutchinson & Co, 1907, pp. 61-62. URL consultato il 25 luglio 2014 (archiviato il 9 maggio 2018).
  18. ^ a b c E. Fuller, Extinct Birds, New York, Comstock, 2001, pp. 232-233, ISBN 978-0-8014-3954-4.
  19. ^ a b c J. P. Hume e M. Walters, Extinct Birds, Londra, A & C Black, 2012, pp. 178-179, ISBN 978-1-4081-5725-1.
  20. ^ J. C. Greenway, Extinct and Vanishing Birds of the World, New York, American Committee for International Wild Life Protection 13, 1967, p. 127, ISBN 978-0-486-21869-4.
  21. ^ A. S. Cheke, Extinct birds of the Mascarenes and Seychelles – a review of the causes of extinction in the light of an important new publication on extinct birds, in Phelsuma, vol. 21, 2013, pp. 4-19.

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