https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2020/08/21/news/io-esclusa-perche-sovrappeso-pizzolato-a-noi-donne-non-si-perdona-nulla-1.39213348/

«"Io esclusa perché sovrappeso". Pizzolato: a noi donne non si perdona nulla» di Lara Loreti «La Stampa» 20 agosto 2020: 43 anni, quindi 1977

Pena di morte

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Dal 1861 in poi, comunque, dell'istituto della pena capitale si fece in Italia un uso assai parco: dal 1860 al 1874, a fronte di un totale di 1281 sentenze pronunciate, si ebbe un numero molto minore esecuzioni, pari a 159, peraltro con una notevole tendenza alla diminuzione annua a partire dal 1865,[1] anno in cui la Camera dei deputati si espresse per la prima volta a favore della soppressione dell'istituto, peraltro senza conseguenze pratiche a causa dell'opposizione del Senato. Il dibattito continuò comunque animato e, nel 1877, in sede di esame preliminare del Progetto per il Primo Libro del nuovo Codice penale, la Camera si espresse per la seconda volta, "con immensa maggioranza (179 suffragi favorevoli e 48 contrari)", a favore della soppressione della pena capitale.[2]

I lavori per il nuovo codice penale andarono però a rilento per oltre dieci, e fu il nuovo re, Umberto I, a intervenire: il regio decreto di amnistia del 19 gennaio 1878 – emanato in occasione della sua ascesa al trono – all'art. 3, dispose la commutazione nei lavori forzati a vita di tutte le condanne a morte per fatti commessi fino a quel giorno.[3] Dopo di allora, "nella prassi la pena capitale, pur rimanendo scritta nelle leggi, non [venne] più irrogata sia per l’esercizio «sistematico» del diritto di grazia dopo il voto della Camera del 1877, sia per il ricorso delle giurie al «pio mendacio» delle circostanze attenuanti al fine di evitare i verdetti di morte".[4] Tale prassi giuridica fu quasi subito applicata anche al caso dell'anarchico Giovanni Passannante, che attentò alla vita del re nel 1878 e fu condannato a morte l'anno successivo, ma, dopo pochi giorni, la condanna venne commutata nei lavori forzati a vita.[5]

Nel 1889 la pena di morte venne abolita, anche formalmente, in tutto il Regno d'Italia, con l'approvazione, quasi unanime da parte di entrambe le Camere, del nuovo codice penale, durante il ministero di Giuseppe Zanardelli. Essa restò però ancora in vigore nel codice penale militare e in quelli coloniali, venendo applicata massicciamente durante il primo conflitto mondiale (1915-1918) per fatti di diserzione, insubordinazione e "comportamento disonorevole", anche contro soldati innocenti (pratica della decimazione ordinata dai generali senza alcuna deliberazione del tribunale militare).

Giuditta Pasta

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Secondo varie fonti degli anni 1860-1870, Giuditta Pasta sarebbe morta a Blevio, (cfr. Mistrali Martinazzi) e tale luogo di morte è stato a lungo attestato dalla pubblicistica prevalente (cfr. Bonaventura, Britannica online, Austria). Le più recenti ed autorevoli fonti storiografiche specialistiche hanno però abbandonato tale posizione e concordano invece nell'indicare, come luogo di morte, Como, dove la cantante si era trasferita da Blevio nel 1864 (cfr. Lora; Caruselli; Stern). L'informazione risulta oggi condivisa dalla stampa e dalle istituzioni locali, comprese quelle di Blevio

Blevio fu, comunque, il suo luogo di sepoltura e nel cimitero è ancora visibile la grande targa commemorativa eretta in suo onore.

(EN) Giuditta Pasta. Italian opera singer, su Britannica online, Encyclopaedia Britannica. URL consultato il 15 dicembre 2024.

(EN) Kenneth Stern, Pasta [née Negri], Giuditta (Angiola Maria Costanza), in Stanley Sadie (a cura di), The New Grove Dictionary of Opera, III, New York, Oxford University Press, 1997, p. 906, ISBN 978-0-19-522186-2.

Salvatore Caruselli (a cura di), Pasta, Giuditta, in Grande Enciclopedia della musica lirica, III, Roma, Longanesi, s.d., pp. 956-957.


Gianfranco Poma, Iconografia dei Cibo Malaspina, in Paolo Pelù e Olga Raffo (a cura di), Ricciarda Malaspina Cibo, marchesa di Massa e signora di Carrara (1497-1553), Deputazione di storia patria delle antiche provincie modenesi. Biblioteca - Nuova serie N. 182, Modena, Aedes Muratoriana, 2007, pp. 169-187.

(FR) Nicolas Fontaine, Le prince Laurent n'est plus « de Belgique » : la famille royale belge redevient de « Saxe-Coburg », su Histoires Royales, 6 gennaio 2023. URL consultato il 30 agosto 2024.

https://dialnet.unirioja.es/descarga/articulo/78803949.pdf

BELMONTE HERNÁNDEZ, Sergio, “La política matrimonial HabsburgoBorbón tras la Reversión de Alianzas: Los enlaces matrimoniales de la infanta María Luisa de Borbón con Pedro Leopoldo de Habsburgo y de la princesa María Luisa de Parma con el príncipe de Asturias, don Carlos de Borbón”, en Investigaciones Históricas, época moderna y contemporánea, 42 (2022), pp. 577-614. DOI: https://doi.org/10.24197/ihemc.42.2022.577-614

file:///C:/Users/rossa/Downloads/Dialnet-LaPoliticaMatrimonialHabsburgoBorbonTrasLaReversio-8803949.pdf

Westminster

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«Nessuna legge del parlamento del Regno Unito approvata dopo l'entrata in vigore del presente atto si estenderà, neanche in sede di giudizio, a un dominion come parte dell'ordinamento giuridico di quel dominion, a meno che non sia espressamente dichiarato in tale legge che quel dominion ha richiesto la sua emanazione e consentito ad essa.[6]»

Nell'art. 2, secondo comma, era previsto anche: {{Citazione|Nessuna legge e nessuna disposizione di legge emanata dal parlamento di un dominion dopo l'entrata in vigore del presente atto sarà nulla o inefficace sulla base di un conflitto con il diritto inglese, o con le disposizioni di qualsivoglia legge, esistente o futura, del parlamento del Regno Unito, o con qualsivoglia ordinanza, norma o regolamento emanati ai sensi di una tale legge; e i poteri del parlamento di un dominion includeranno la potestà di respingere o modificare qualsivoglia simile legge, ordinanza, norma o regolamento nei limiti della sua applicazione all'interno dell'ordinamento giuridico del dominion.[7]


[8]

Eugenio di Savoia

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Molti anni dopo, lo stesso Eugenio avrebbe ricordato, in termini davvero tranchant, i suoi esordi giovanili in Francia e la radicale avversione da lui maturata contro il re:

«Storici futuri, buoni o cattivi, si daranno forse la pena di entrare nei dettagli della mia gioventù, della quale del resto non mi ricordo quasi più. Parleranno sicuramente di mia madre, in verità un po' intrigante, cacciata dalla corte, esiliata da Parigi e sospettata, credo, di stregoneria ad opera di persone che non erano certamente dei gran maghi. Diranno come io sia nato in Francia, e come me ne sia distaccato con la rabbia nel cuore contro Luigi XIV: il quale mi aveva rifiutato una compagnia di cavalleria perché, diceva lui, ero di complessione troppo debole; e un'abbazia perché pretendeva (non so per quali malevolenti discorsi sul mio conto, o false storielle dalla galleria di Versailles) che io fossi fatto più per il piacere che non per la chiesa. Non c'è ugonotto, cacciato in seguito alla revoca dell'editto di Nantes, che gli abbia serbato un odio maggiore. Così, quando, nell'apprendere della mia partenza, Louvois disse: «Tanto meglio, non tornerà più in questo paese», io giurai a me stesso di non farvi ritorno se non armi alla mano. E ho mantenuto la parola.
Ci sono venuto da tante direzioni e non è stata colpa mia se non sono andato più avanti. Se non fosse stato per gli Inglesi, avrei dettato legge nella capitale del gran re e avrei fatto rinchiudere a vita in un convento la sua Maintenon


(FR) Préface du Prince Eugène, in Mémoires du prince Eugène de Savoie, écrits par lui-même, Parigi/San Pietroburgo, Duprat-Duverger/Pluchart, 1811, pp. XV-XVI.

Eugenio-Maurizio, oltre ad essere conte di Soissons fu creato dal re di Francia Luigi XIV nel 1662, a seguito del Trattato dei Pirenei con la Spagna, signore di Carignan (il piccolo paese delle Ardenne, appena conquistato, di Yvois, così ribattezzato in suo onore). La signoria di Carignan non deve quindi essere confusa con il titolo principesco di Carignano, titolo piemontese.[10]

Gonzaga

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Signori di Novellara e Bagnolo

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1371-1374 Feltrino (1330-1374)
1374-1399 Guido II (?-1399)

Nel 1399, alla morte di Guido II, i due figli maschi Giacomo e Feltrino II, si spartirono l'eredità paterna, ottenendo il primo il feudo di Novellara, il secondo quello di Bagnolo.

Dal 1399, con Giacomo Gonzaga, al 1519, i signori di Novellara e quelli di Bagnolo governarono anche il feudo di Vescovato, fino a quando non fu acquistato da Giovanni Gonzaga, cadetto del marchese di Mantova Federico I, e fondatore di una nuova linea dinastica.

  • Signori di Novellara
1399-1441 Giacomo (?-1441)
1444-1483 Francesco I (1441-1483)
1469-1515 Giampietro (1484-1501)
  • Signori di Bagnolo
?-1424 Feltrino II (I di Bagnolo) (1399-1424)
?-1456 Guido I di Bagnolo (1424-1456)
1410-1487 Giorgio (1456-1487)
?-?
?-?
?-1509
?-1519
Cristoforo di Bagnolo
Giacomo di Bagnolo
Marcantonio di Bagnolo
Guido II di Bagnolo
(1487-1509)

Conti di Novellara e (dal 1509) Bagnolo

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1501-1515 Giampietro (1469-1515)
1515-1530 Alessandro I (1496-1530)
1540 (?)-1577 Francesco II (1519-1577)
1577-1595 Camillo I (1521-1595)
1550-1589 Alfonso I (1529-1589)
1595-1640 Camillo II (1581-1650)
1640-1644 Alessandro III (?-1644)
1644-1650 Camillo II (1581-1650)
1650-1678 Alfonso II (1616-1678)
1678-1727 Camillo III (1649-1727)
1727-1728 Filippo Alfonso (1702-1728)
 
Isabella Gonzaga di Novellara
 
Ritratto di Camilo II Gonzaga

Nel 1728: estinzione della dinastia. La contea passò nelle mani dell'Imperatore Carlo VI che la assegnò, nel 1737, al duca di Modena Rinaldo I d'Este che però morì dopo appena due settimane. La contea venne quindi annessa al Ducato di Modena e Reggio.


Vincenzo Davolio, Memorie istoriche di Novellara e de' suoi principi, dattiloscritto copia del manoscritto originale, Tomo primo, Novellara, Amministrazione comunale, 1986 [1825].

Carlo II di Parma

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Come re d'Etruria, la storiografia generalista ha talvolta attribuito a Carlo Lodovico la denominazione di "Ludovico II".[11] Tuttavia, gli atti ufficiali dell'epoca,[12] la monetazione,[13] la ritrattistica[14] e l'encomiastica[15] appaiono concordi nel designare il re bambino con il suo nome esteso di Carlo Lodovico, il più delle volte senza numerazione. Anche la più recente storiogfrafia ha di fatto abbandonato la vecchia denominazione di "Ludovico II".[16]


  • Rossella Santolamazza, Regno d'Etruria, 1801 - 1807, su SIAS Sistema informativo degli Archivi di Stato, Istituto centrale per gli archivi. URL consultato il 24 giugno 2024.
  • Giovanni Babini et al., Omaggi alle maestà di Carlo Lodovico Re d'Etruria e Maria Luisa Infanta di Spagna Regina Reggente per l'apertura del Regio Liceo eretto nel Museo Reale di Fisica e di Storia Naturale di Firenze con Motuproprio del dì 20 Febbraio 1807, Firenze, Piatti, 1807.
  • (ES) Madrid 24 de diciembre (PDF), in Gazeta de Madrid, n. 103, 24 dicembre 1799, p. 1096. URL consultato il 24 giugno 2024
  1. ^ Cronaca cittadina, in La Stampa, 8 marzo 1875, p. 3.
  2. ^ Giulio Crivellari, Il codice penale per il Regno d'Italia (approvato del R. decreto 30 giugno 1889, con effetto dal 1. gennaio 1890), vol. 1, Roma/Torino/Napoli, Unione tipografico-editrice, 1890, p. CCXXXV.
  3. ^ REGIO DECRETO 19 gennaio 1878, n. 4260, su NORMATTIVA, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. URL consultato il 20 gennaio 2025.
  4. ^ Cristina Danusso, Patibolo ed ergastolo dall’Italia liberale al fascismo (PDF), in Diritto Penale Contemporaneo. Rivista trimestrale, vol. 4, Milano, Associazione “Progetto giustizia penale”, 2017, p. 61.
  5. ^ Piero Brunello, PASSANNANTE, Giovanni, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 81, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 20 gennaio 2025. Al Passannante fu però somministrato un abominevole trattamento carcerario che lo ridusse in una larva umana e lo portò quindi ad un trentennale ricovero in manicomio criminale.
  6. ^ Statute of Westminster 1931 (PDF), su legislation.gov.uk, Archivi nazionali del Regno Unito, 2017, p. 3. URL consultato il 25 marzo 2024 (archiviato il 22 dicembre 2018).
    «No Act of Parliament of the United Kingdom passed after the commencement of this Act shall extend, or be deemed to extend, to a Dominion as part of the law of that Dominion, unless it is expressly declared in that Act that that Dominion has requested, and consented to, the enactment thereof»
    .
  7. ^ Statute of Westminster 1931, p. 2.
    «No law and no provision of any law made after the commencement of this Act by the Parliament of a Dominion shall be void or inoperative on the ground that it is repugnant to the Law of England, or to the provisions of any existing or future Act of Parliament of the United Kingdom, or to any order, rule or regulation made under any such Act, and the powers of the Parliament of a Dominion shall include the power to repeal or amend any such Act, order, rule or regulation in so far as the same is part of the law of the Dominion.»
  8. ^ Statute of Westminster 1931, p. 2.
    «No law and no provision of any law made after the commencement of this Act by the Parliament of a Dominion shall be void or inoperative on the ground that it is repugnant to the Law of England, or to the provisions of any existing or future Act of Parliament of the United Kingdom, or to any order, rule or regulation made under any such Act, and the powers of the Parliament of a Dominion shall include the power to repeal or amend any such Act, order, rule or regulation in so far as the same is part of the law of the Dominion.»
  9. ^ (FR) Préface du Prince Eugène, in Mémoires du prince Eugène de Savoie, écrits par lui-même, Parigi/San Pietroburgo, Duprat-Duverger/Pluchart, 1811, pp. XV-XVI.
  10. ^ Jean Duquesne, Dictionnaire des Gouverneurs de Province, Parigi, Éditions Christian, 2002, pp. pp. 165; 216.
  11. ^ Si vedano ad esempio Presari e Sáinz de Medrano.
  12. ^ Carlo Lodovico 1. per grazia di Dio Infante di Spagna, Re d'Etruria &c. &c. &c. e per la prefata Maestà Sua S.M. Maria Luisa Infanta di Spagna, Regina reggente d'Etruria &c. &c. &c., editto, Firenze, Stamperia Reale, 1807.
  13. ^ Visione d'insieme delle monete - Regno d'Etruria, su Numismatica Italiana, La Moneta.it. URL consultato il 24 giugno 2024.
  14. ^ Raffaello Morghen e Antonio Santarelli, Carlo Lodovico Infante di Spagna Re d'Etruria / Maria Luisa Infanta di Spagna Regina Reggente d'Etruria, su Catalogo generale dei Beni Culturali, Ministero della Cultura, ca 1804.
  15. ^ Giovanni Babini et al., Omaggi alle maestà di Carlo Lodovico Re d'Etruria e Maria Luisa Infanta di Spagna Regina Reggente per l'apertura del Regio Liceo eretto nel Museo Reale di Fisica e di Storia Naturale di Firenze con Motuproprio del dì 20 Febbraio 1807, Firenze, Piatti, 1807.
  16. ^ Pur non essendo la questione esplicitamente affrontata, la vecchia denominazione è ad esempio completamente ignorata dal Dizionario biografico degli italiani e dagli atti del convegno internazionale di Firenze del 2013, citati in bibliografia. Assai più drastico è l'araldista francese Hervé Pinoteau: «Le deuxième roi d'Étrurie fut Charles-Louis et non pas Louis II» ((FR) id. e Patrick Van Kerrebrouck, Clefs pour une somme : comportant l'index et la bibliographie de « La symbolique royale française » et du « Chaos français et ses signes », ainsi que des additions et corrections, La Roche-Rigault, PSR éditions, 2011, p. 90, ISBN 978-2-908571-61-5).

Ucraina

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https://www.fedlex.admin.ch/filestore/fedlex.data.admin.ch/eli/oc/2012/665/it/pdf-a/fedlex-data-admin-ch-eli-oc-2012-665-it-pdf-a.pdf 29 gennaio 2007 - 28 febbraio 2007

http://www.sidiblog.org/2014/04/28/la-dichiarazione-di-accettazione-della-giurisdizione-della-corte-penale-internazionale-da-parte-dellucraina-significato-limiti-e-conseguenze-possibili/

Buongiorno, Josef, in data 9 gennaio 2022 hai spostato la voce "Antonio Valcarcel" a "Antonio Valcárcel Pío de Saboya y Moura", allegando trattarsi del «nome esatto basato su Dizionario biografico spagnolo». In effetti, però, la voce del Diccionario biográfico español (citato tra i collegamenti), redatta da Concepción Papí Rodes, è intitolata Antonio Valcárcel y Pío de Saboya, senza il cognome di origine portoghese "Moura", che era appartenuto all bisnonna dell'interessato, chiamata in Italia Giovanna de Moura, che era quindi passato, all'uso spagnolo, come secondo cognome a suo nonno, Francisco Pío de Saboya y Moura, e che si era quindi perduto, come di regola, con la generazione successiva di suo zio (Gisberto Pío de Saboya y Spínola e di sua madre (Isabel María Pío de Saboya y Spínola). Gli unici riferimenti a Valcárcel contenenti ancora l'appellativo "Moura", li ho trovati in un paio di siti bibliografici, tra cui Open Library. Il cognome Moura è riportato anche sulle corrispondenti voci della Wikipedia in spagnolo e in catalano (la seconda una dichiarata traduzione della prima). Basandosi soltanto sull'indicazione delle fonti data dal primo autore della voce spagnola (oggi non più attivo), l'introduzione del cognome Moura appare come un suo svolazzo creativo, perché tali fonti (indicate peraltro con link oggi non più funzionanti) non lo riportano. Riterrei conseguentemente opportuno che si operasse un nuovo spostamento della voce a "Antonio Valcárcel y Pío de Saboya", lasciando pure l'attuale titolo come reindirizzamento, tenuto conto di Open Library

seguenti libri

https://books.google.it/books?id=6_Pu2-ag8DMC&printsec=frontcover&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=ucm.5329114053&seq=3

https://www.cervantesvirtual.com/obras/autor/lumiares-antonio-valcarcel-pio-de-saboya-y-moura-conde-de-1748-1808-10940/?q=&p=0

Testamento di Carlo Omeodei: https://www.google.it/books/edition/Cat%C3%A1logo_de_la_serie_de_Real_Justicia/SjyXCAAAQBAJ?hl=it&gbpv=1&dq=Carlos+Homo-Dei+Lasso&pg=PA230&printsec=frontcover


(ES) Antonio Herrera García, Las ventas de las jurisdicciones de tolerancia en el XVII. Análisis de un caso concreto, in Revista de Estudios de la Administración Local y Autonómica, n. 235-236, INAP, 1987, pp. 733-747 (741-742). URL consultato il 14 settembre 2024.

Albertini

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https://www.google.it/books/edition/_/JyEKAQAAMAAJ?hl=it&gbpv=0 Schmidl

https://core.ac.uk/download/pdf/11014051.pdf Tesi Lora


https://www.fondazionecrpesaro.it/notizieauditorium/2-2014.pdf

Lucia Ferrati, Un grande evento teatrale del 1735 a Pesaro (PDF), in Notizie dall'auditorium Montani Antaldi, n. 2, Pesaro, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, 2014, p. 18, ISSN 2037-5905 (WC · ACNP). URL consultato il 23 ottobre 2024.

Valentina Anzani, Antonio Bernacchi (1685-1756): virtuoso e maestro di canto bolognese (PDF), Tesi di Dottorato di Ricerca in Arti visive, performative, mediali, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Bologna, 2018. URL consultato il 23 ottobre 2024.

, detta comunemente la Reggiana contralto italiano. Attiva sulle scene della Penisola per quasi tutto il primo ventennio del XVIII secolo, si trasferì successivamente in Germania e in Europa centrale.

Nacqua tra il terzultimo e il penultimo decennio del XVII secolo, probabilmente a Reggio Emilia, almeno a giudicare dal nomignolo che le rimase costamente attaccato lungo tutta la sua carriera italiana, ed era sorella del celebre castrato Girolamo Michele Albertini, detto Momoletto.

Secondo le ricerche del Corago di Bologna, la sua prima esibizione teatrale documentata risale all'ottobre del 1700, a Rovigo, come Dorilla nel Prassitele in Gnido di Agostino Bonaventura Coletti, dopodiché continuò la sua attività, prima in zona veneta, spesso in ruoli maschili, poi a Firenze, dove apparse, se non già nel 1703 nella Villa Medicea di Pratolino,[1] l'anno successivo, nel Il Faramondo di Carlo Francesco Pollarolo al Teatro del Cocomero,[2] e nel 1707, come "amorosa" (Elvida), nel Dionisio re di Portogallo di Giacomo Antonio Perti a fianco del famoso soprano Vittoria Tarquini (ca. 1670–1746).[3]

Tra il 1708 e il 1710 la carriera dell'Albertini registrò il definitivo decollo con l'esordio nelle due piazze prìncipi dell'opera italiana del tempo: a Venezia, nella stagione d'autunno 1708 al Teatro Tron di San Cassiano, come protagonista in travesti dell'Astarto di Albinoni (e poi in altre opere di Pollarolo e dello stesso Albinoni), e a Napoli, nel maggio 1709, come componente stabile della compagnia del Teatro San Bartolomeo, nei panni di Elmira ne L'amor volubile e tiranno di Alessandro Scarlatti, a fianco del celebre castrato e faccendiere di Ferdinando de' Medici, Francesco de Castris (circa 1650-1724). Nella capitale campana si produsse quindi, fino agli inizi del 1711, in numerose altre opere principalmente di Scarlatti, ma anche in una seconda versione dell'Astarto di Albinoni, questa volta però nei panni della prima amorosa, Elisa.[2]

Negli anni successivi, a parte un intervallo di nuovo a Napoli tra il 1714 e 1715 (questa volta impiegata esclusivamente in parti maschili), l'Albertini si esibì in diversi teatri dell'Italia centrale,[2] fino al settembre 1718, quando partecipò a Pesaro alla rappresentazione di una versione probabilmente ridotta di una vecchia opera di Carlo Pallavicino, Il Vespasiano, in onore del pretendente al trono britannico Giacomo III Stuart, all'epoca in esilio nell'urbinate.[4]

Dal 1718 al 1729, Giovanna Albertini fu poi chiamata come "prima donna" alla corte degli Assia-Kassel, nell'omonimo langraviato, dove si era trasferito da oltre un quindicennio suo fratello Momoletto, il quale si era guadagnato una posizione di rilievo nel locale panorama musicale.[5] Non ancora molto è stato portato alla luce sull'attività "tedesca" dell'Antonini (e anche sul suo rapporto con gli Assia), certo è che la si trova, nel 1722, nel giro della corte di Baviera. I principi bavaresi avevavo la consuetudine di venire in Italia per assistere alle stagioni liriche, nelle quali erano impegnati spesso musicisti al loro servizio. Nel marzo di quell'anno arrivarono Carlo Alberto, l'erede al trono elettorale, e suo fratello Ferdinando, con in programma di assistere, fra l'altro, all'opera nuova che si sarebbe data nel mese di maggio al Teatro Malvezzi di Bologna, l'Osmisda di Giuseppe Maria Orlandini.[6] Tra gli interpreti di primo piano figuravano Antonio Bernacchi, "Virtuoso di Camera di S.A.E. di Baviera", Faustina Bordoni, "Virtuosa di Camera di S.A.E. Palatina", ed anche l'Albertini, la quale però non si fregiava di alcun titolo di rapporto con gli Assia-Kassel, ma solo del suo consueto nomignolo di "Reggiana".[7] Nell'ottobre dello stesso anno si celebrarono a Monaco le nozze tra il principe elettorale Carlo Alberto e l'arciduchessa Maria Amalia d'Asburgo, figlia dell'imperatore Giuseppe I, e, nell'occorrenza, fu messa in scena anche l'opera Adelaide di Pietro Torri, "che durava più di sei ore [...] con macchine sceniche spettacolari e grandiose".[8] Bernacchi e l'Albertini erano evidentemnte rientrati in Germania e figuravano tra gli interpreti, ma il primo continuava a fregiarsi del suo titolo e la primadonna Aurelia Marcello di quello di "Virtuosa di Camera della Sereniss. Gran-Principessa di Toscana", mentre l'Albertini era al solito definita solanto "la Regiana".[9] Nonostante fosse ormai di fatto retrocessa al rango di "seconda donna", l'Albertini continuava a riscuotere apprezzamenti. Nel riferire dello spettacolo, un anonimo corrispondente della rivista Critica Musica di Johann Mattheson, dopo essersi lamentato di uno degli interpreti che cantava col naso, aggiungeva:

(DE)

«Sr. Bernachi & la Sign. Regiana (ein trefflicher Contralto) haben mich am meisten contentiret.[10]»

(IT)

«Il signor Bernacchi e la signora Reggiana (un eccellente contralto) mi hanno proprio soddisfatto.»

Con la fine degli anni Venti sia Girolamo sia Giovanna lasciarono Kassel: il primo, su ordine di Federico – figlio ed erede del langravio in carica (ormai da più di quarant'anni) – il quale nel 1720 era riuscito a farsi nominare re di Svezia, dovette seguire il suo nuovo padrone per qualche tempo a Stoccolma; la seconda abbandonò evidentemente il suo servizio alla corte degli Assia-Kassel, dove si era ritenuto avesse chiuso la carriera per infine rientrare in Italia.[5] In effetti però, tra la documentazione collazionata dal Corago sono emersi anche due libretti del 1735, relativi a due opere di Giuseppe Matteo Alberti, prodotte in quell'anno a Holešov in Moravia, l'Astianatte e la Venere placata, nelle quali una Ioanna o Joanna Albertini, "Virtuosa del Sign. Conte di Rottal" interpretava rispettivamente i personaggi di Oreste e di Eurilla.[2] Evidentemente, quindi, la carriera della cantante era proseguita in Germania o comunque in area di influenza tedesca: non si sa esattamente quando essa davvero si chiuse, né si hanno notizie sulla sorte finale di Giovanna Albertini.

  1. ^ Secondo il website "Quell'Usignolo" l'Albertini avrebbe fatto la prima apparizione nella Villa Medicea di Pratolino, addirittura già come "prima donna" (Tusnelda), nell'Arminio di Alessandro Scarlatti nel 1703, al fianco tra gli altri di Marianna Benti Bulgarelli e del castrato Nicolino [(FR) Giovanna Albertini, su quellusignolo.fr. URL consultato il 21 ottobre 2024], ma di tale sua partecipazione non si è trovato riscontro.
  2. ^ a b c d Albertini, Giovanna (40), su Corago, Università di Bologna. URL consultato il 23 ottobre 2024.
  3. ^ Questa apparizione non risulta censita dal Corago, ma è riferita dal musicologo Francesco Lora ( Dionisio re di Portogallo (1707) (PDF), in I drammi per musica di Giacomo Antonio Perti per il teatro della Villa Medicea di Pratolino (1700-01; 1707-10), Tesi di Dottorato di Ricerca in Musicologia e Beni musicali, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Bologna, 2012, Capitolo IV, pp. 103 ss.. URL consultato il 23 ottobre 2024).
  4. ^ Lucia Ferrati, Un grande evento teatrale del 1735 a Pesaro (PDF), in Notizie dall'auditorium Montani Antaldi, n. 2, Pesaro, Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, 2014, p. 18, ISSN 2037-5905 (WC · ACNP). URL consultato il 23 ottobre 2024.
  5. ^ a b (FR) Giovanna Albertini, su quellusignolo.fr. URL consultato il 21 ottobre 2024.
  6. ^ Valentina Anzani, Antonio Bernacchi (1685-1756): virtuoso e maestro di canto bolognese (PDF), Tesi di Dottorato di Ricerca in Arti visive, performative, mediali, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Bologna, 2018. URL consultato il 23 ottobre 2024.
  7. ^ Apostolo Zeno, Ormisda. Drama per Musica Da Rappresentarsi nel Teatro Malvezzi La Primavera dell'Anno M. DCC. XXII, pp. 4-5.
  8. ^ Anzani, op. cit. supra, pp. 25-26.
  9. ^ Antonio Salvi, Adelaide. Primo Drama Per Musica Da Rappresentarsi Alle Augustissime Nozze De Serenissimi Sposi Carlo Alberto Principe Elettorale Di Baviera &c. &c. e Maria Amalia Arciduchessa D'Austria &c. &c., Monaco, Côllen, 1722, p. 3.
  10. ^ Riportato in Anzani, op.cit. supra, p. 26.

Rizzotto

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Dino Paternostro, L'antimafia sconosciuta. Corleone 1893-1993, prefazione di Luciano Violante, Palermo, La Zisa, 1994.